Tour in NAMIBIA

NESSUNA PROMOZIONE ATTUALMENTE IN CORSO

Terra ricca di contrasti, dove desolate vallate ed immense pianure si alternano ad altissime dune e vaste savane, la Namibia rimane un angolo dell’Africa che rapisce il cuore. Un viaggio in Namibia costituisce una sorta di ricerca delle origini della Terra, un’esperienza che riporta all’alba del mondo: un vortice di emozioni a 360° che coinvolge tutti i cinque sensi. Una vacanza in Namibia significa vivere la quintessenza dell’Africa e regala il curioso contrasto tra le bollenti dune del deserto che si gettano sulla costa, e il mare freddo dell’oceano che genera frequenti nebbie. Le sensazioni indimenticabili si susseguono una dopo l’altra, come quella di sorvolare il Deserto del Namib per arrivare fino alla Costa degli Scheletri, cosparsa di relitti di navi e poi, fino al mare, osservando con meraviglia pellicani e fenicotteri rosa, simpaticissimi delfini e le colonie di otarie sulle rocce. All’interno un’altra meraviglia della natura si apre ai vostri occhi: ilParco Etosha, uno dei più suggestivi ed importanti Parchi dell’africa australe. 

Perché andare in Namibia

  • Per il Parco Nazionale di Etosha per vedere da vicino le giraffe, gli elefanti, i leoni, i rinoceronti e, nella stagione delle piogge, più di 300 specie di uccelli
  • Per osservare le migliaia di esemplari di otarie sulle rocce di Cape Cross, all'interno del National West Coast Recreation Area
  • Per lo splendido deserto Namib, con le sue dune dai colori unici e caldi che muta continuamente il suo aspetto
  • Per sperimentare la precisione tedesca anche a queste latitudini: la Namibia, prima di diventare possedimento inglese e poi sudafricano, è stata una colonia tedesca
  • Per i prezzi vantaggiosi dei diamanti provenienti dal deserto Namib

"Paesaggi che svelano poco a poco i loro gioielli più esclusivi, luoghi dove venti e fiumi hanno scolpito panorami di una bellezza che stordisce"
Quando pensiamo ad un deserto pensiamo subito alle dune e alla sabbia, a colori infuocati e scenari spettacolari creati dallo scorrere dei millenni. La nascita di un deserto è infatti un lunghissimo processo. Gli sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte, provocano delle dilatazioni e delle contrazioni delle rocce, a lungo andare le rocce si spaccano e si sgretolano in blocchi sempre più piccoli, sempre più piccoli, fino ad arrivare alla sabbia, che è costituita dai granelli più duri. Il vento trasportando la sabbia, leviga, usura e pialla i rilievi come fosse carta vetro e questo porta alla formazione di nuovi granelli. Insomma la sabbia che vediamo tutt'attorno a noi, non è altro che ciò che rimane di intere montagne demolite ed è un processo senza fine, che va avanti fin dalla Preistoria. Nel deserto del Namib, il più vecchio del pianeta, spazi immensi si susseguono infi niti dove, come onde in un mare agitato, le dune si sovrappongono in uno spettacolo primordiale. La sabbia, proveniente dal lontano Orange River, si è ammassata nel corso dei secoli creando uno straordinario effetto visivo fatto di caldi contrasti. A differenza delle antiche dune del Kalahari, quelle del Namib sono dinamiche, infatti si spostano ed assumono forme particolari per effetto del vento. La parte superiore della duna, rivolta in direzione dello spostamento, si chiama pendio di scorrimento ed è qui che la sabbia cade dalla cresta e scivola verso il basso. È qui la duna più alta del mondo: si trova qui nella zona di Sossus Vlei nel cuore del Namib ed è alta 390m, quanto un grattacielo di 130 piani o praticamente quanto l'Empire State Building (391m, con l'antenna: 448m). Le dune hanno un colore davvero incredibile: sono color salmone. Ma se si osservano le altre dune del Namib ci si accorge che i colori cambiano da zona a zona. E lo stesso accade in tutti i deserti del mondo. Si va dal bianco, al giallino, all'ocra fino a questo colore, così intenso. Da dove vengono tutte queste tonalità? Curiosamente, il colore vi indica l'anzianità di una duna. E questo perché con il passare dei secoli e dei millenni i granelli di sabbia si ossidano e da chiari tendono a diventare sempre più rossicci, è come se si arrugginissero. Quindi si può datare una duna a seconda del suo colore: quelle gialle sono le più recenti, i granelli hanno solo pochi millenni e più la tinta diventa calda, più la sabbia è antica.

"Gli esemplari di foche superano per numero la popolazione di tutto il Paese"
La Namibia è un paese assolutamente unico per la varietà delle specie viventi e delle bellezze naturali e, proprio per le sue innumerevoli sfaccettature, viene denominata il "Diamante d'Africa". La costa della Namibia è un luogo molto affascinante, spesso avvolta da una fitta nebbiolina, affacciata su un oceano sempre tumultuoso e battuto dai venti. Per anni è stata una "trappola" per navi, tanto che i navigatori portoghesi la nominarono "le sabbie dell'inferno" e oggi lungo la costa, nel tratto denominato Skeleton Coast, si possono ancora vedere i relitti delle navi arenate ai tempi delle conquiste. Percorrendo la strada che costeggia l'oceano si raggiunge Cape Cross, promontorio famoso sia per essere stato il primo approdo dei portoghesi guidati da Diego Cao sulla costa namibiana nel 1486, sia per essere il naturale habitat della più grande colonia di foche al mondo. Oltre 50.000 esemplari hanno scelto come casa questa baia formando la colonia più numerosa di otarie dell'emisfero meridionale. Qui si assiste ad uno spettacolo unico: migliaia di foche distese ad asciugarsi al sole, madri che accudiscono i piccoli, altre ininterrottamente a caccia di pesci tra le onde dell'oceano, riuscendo a resistere alle basse temperature grazie alla pelliccia isolante che si trova sotto il primo strato di pelo. Questa pelliccia, oltre ad essere impermeabile, trattiene l'aria e mantiene la temperatura corporea sopra i 36°. Le foche arrivano a Cape Cross, dopo un viaggio di 1600 chilometri, per "mettere su famiglia"; arrivate a destinazione, dopo i corteggiamenti di rito e l'accoppiamento, la foca femmina che normalmente inizia il periodo fertile a cinque anni di età, genera un piccolo per volta che allatta per circa sei mesi e poi svezza fino a otto/dieci mesi circa. I piccoli di foca riconoscono la madre dall'odore e dalla voce e se capita che il piccolo si allontani e non ritrovi la madre è destinato a morte sicura perché nessun'altra foca si prenderà cura di lui. La foca si immerge in profondità per cercare il cibo: in genere si nutre di gamberetti, crostacei e calamari. È molto abile ad individuare il pesce e l'udito, già ottimo in superficie, si affina ancora di più sott'acqua. Le loro narici e orecchie si chiudono ermeticamente durante le immersioni.

"Un angolo di Baviera sulle fredde sponde dell'oceano Atlantico"
La Namibia non è soltanto un paradiso naturale incontaminato: in molte città si conservano le tracce di un passato coloniale che ha lasciato preziosi gioelli tutti da scoprire, nell'architettura come nell'arte culinaria. Affacciata sull'oceano, Lüderitz è un autentico spicchio di Germania in terra africana. Scoperta nel 1884 da un mercante di tabacco originario di Brema, chiamato Adolf Lüderitz, fu il primo avamposto tedesco nel sud-ovest africano. In questa incantevole città, dominata dalla chiesa luterana di Felsenkirche, si respira l'aria di una piccola città tedesca: l'edilizia rispecchia lo stile bavarese e le panetterie sfornano Sacher e pane di segale. I momenti di maggiore splendore vissuti da Lüderitz coincidono con le fortune della vicina Kolmanskop, che negli anni Venti divenne un prospero centro di estrazione di diamanti. Dopo la scoperta, negli anni Cinquanta, di nuovi giacimenti a sud, Kolmanskop venne abbandonata al deserto: oggi è una suggestiva città fantasma dove si respira un'aria surreale, con le dune che si stanno lentamente riappropriando dei propri spazi e invadono le poche case sparse. Anche camminando per le vie di Swakopmund, si ha la sensazione di trovarsi nell'antica Europa. Fondata nel 1893 per contrastare il porto inglese di Walvis Bay, Swakopmund è una città dall'atmosfera piacevole e rilassata: qui l'eredità coloniale traspare dai tetti appuntiti e neri delle caratteristiche costruzioni in Jugendstil (il liberty germanico) e dalle insegne in tedesco. L'ordinato e pulito centro della capitale Windhoek è caratterizzato da un mix di strutture coloniali tedesche e moderni edifici colori pastello. Qui diverse costruzioni testimoniano ancora oggi i legami con il passato tedesco come il Museo delle Alte Feste, la stazione ferroviaria e l'imponente chiesa luterana di mattoni marroni e bordature bianche.