Ci sono luoghi al mondo che per la loro storia, la ricchezza
delle vestigia che custodiscono e l’atmosfera che li avvolge,
emanano una suggestione difficile da descrivere.
La Siria e la Giordania sono tra questi. Culla delle prime civiltà
conosciute e, da millenni, punto di incontro fra Europa e Asia,
quest’area è una fonte continua di emozioni indimenticabili..
  
GIORDANIA
Dalle acque leggendarie del Mar Morto alle rocce che custodiscono i millenari segreti di Petra, la Giordania è una
fonte ininterrotta di scoperte e di emozioni. Sulle località toccate dagli itinerari di viaggio proposti da Best Tours
abbiamo il piacere di fornirvi alcune interessanti informazioni.
AMMAN
Passeggiando nei quartieri residenziali e commerciali della capitale
giordana, si potrebbe pensare di essere in una qualunque grande città
europea o americana. Oltre all’Amman moderna, interamente concepita
su modelli occidentali, c’è però anche l’altra Amman, che con
il brulichio di persone, il souk, le mille botteghe meglio rispecchia
l’anima tradizionale del paese. Anche se apparentemente il contrasto
è netto, si ha la sensazione che ad Amman tradizione e modernità
convivano molto meglio che in altre metropoli asiatiche o africane.
Costruita inizialmente su sette colli come Roma – ora si sviluppa
su diciannove – Amman risale probabilmente al 1200 a.C. Chiamata
Rabbath in tempi biblici e Philadelphia sotto i Tolomei, acquistò notevole
importanza nel periodo romano, quando entrò a far parte della
Lega delle Decapoli, un’alleanza politica e commerciale fra dieci
città romane di quell’area. A questa fase della sua storia risalgono la
maggior parte degli edifici di interesse archeologico tutti situati nella
Cittadella, l’area più antica e teatro di continui lavori di scavo e di
restauro. Fra le rovine più importanti, il Tempio di Ercole costruito nel
166 d.C. sotto Marco Aurelio e l’imponente Palazzo Omayyade (720
d.C.), testimonianza dell’omonima dinastia. Merita una visita l’antico
centro della città con il Teatro Romano che poteva ospitare fino a
6000 spettatori, il souk e la grande Piazza degli Hashemiti, luogo di
ritrovo nelle serate di bella stagione.
JERASH
Il suo momento d’oro iniziò con la conquista romana (63 a.C.), ma l’antica
Gerasa era sicuramente già abitata da millenni, come testimonia il
ritrovamento di resti risalenti all’età del bronzo. Favorita dalla fertilità del
terreno e dalla posizione privilegiata sulle rotte commerciali dei Nabatei,
la città divenne una delle più prospere di tutto l’Impero, ricca di splendidi
monumenti. Caduta in declino con la conquista islamica e colpita
da una serie di disastrosi terremoti nell’VIII secolo, Jerash, come la chiamarono
i dominatori arabi, si ridusse a un oscuro villaggio per poi sparire
nel nulla. Fu all’inizio del XIX secolo che un viaggiatore tedesco ne individuò
le rovine, riportate alla luce solo nel 1925. I resti visibili sono solo
una parte dell’antica città, ma custodiscono vestigia di grande interesse
ben conservate, fra cui il monumentale Arco di Adriano costruito nel 129
d.C. per festeggiare l’arrivo dell’imperatore, la spettacolare Piazza Ovale,
di forma ellittica e interamente circondata da uno zoccolo su cui poggiano
colonne in stile ionico del I secolo d.C., il Cardo Massimo, arteria principale
della città e centro della sua intensa vita culturale e commerciale
e il Tempio di Artemide, uno dei più belli di tutto il sito.
AJLUN
John Burkhardt, l’archeologo svizzero che individuò nel 1812 le rovine
di Petra, giunse nel castello arabo di al-Rabadh ad Ajlun e lo trovò
abitato da una famiglia. È la prova che questo castello, spesso erroneamente scambiato per una fortezza crociata, non ha mai cessato
di avere una sua funzione nel corso della storia. Fatto costruire
da Saladino nel 1183 nel villaggio di Ajlun, che significa “piccolo
luogo rotondo”, a pochi chilometri da Amman, il castello ha subito
svariate vicissitudini storiche e architettoniche, con ampliamenti,
distruzioni e ricostruzioni. Pesantemente danneggiato da due terremoti,
nel 1837 e nel 1927, è stato restaurato recentemente.
MONTE NEBO
Destinato a non entrare nella terra promessa, Mosè dovette accontentarsi
di ammirarla da lontano per poi morire serenamente. Il luogo da
cui avvenne la visione si chiamava Pisgah e si dice fosse sul Monte
Nebo, il punto più alto della catena dei Monti Moabiti. Il Monte Nebo,
nome derivato probabilmente da un’antica divinità babilonese, viene
descritto nei testi biblici come il luogo della morte e della sepoltura
di Mosè ed è stato fin dall’antichità centro di culto e di pellegrinaggi.
Il monumento principale, oltre alle rovine di due chiese bizantine, è la
chiesa eretta sui resti di edifici costruiti fra il IV e il VII secolo d.C. Più
volte ampliata e rimaneggiata nei secoli, la chiesa è attualmente sotto
la tutela della Custodia Francescana di Terra Santa cui venne affidata
nel 1932 dal re Abdullah. Scavi e ricerche stanno riportando in luce
molte delle strutture più antiche dell’edificio, in particolare i bellissimi
mosaici che sono oggetto di un accurato restauro.
MAR MORTO
Percorrendo la strada costiera che affianca la riva giordana del Mar
Morto, si resta colpiti dal continuo succedersi di grandi scogliere
biancheggianti di sale. Diviso fra Giordania e Israele, il Mar Morto
deve il nome all’apparente mancanza di vita e alla fortissima depressione
(400 metri sotto il livello del mare, il punto più “basso” di tutta
la terra). In realtà non è proprio così, visto che è l’habitat ideale
di numerosi microrganismi, ma certamente la vita visibile è del tutto
assente. Al contrario, attorno alle sue rive la vita dell’uomo è sempre
stata piuttosto vivace. Oltre a essere frequentato fin dall’antichità per
le proprietà salutari delle sue acque, il Mar Morto ha sempre visto
attorno a sé un gran movimento di pellegrini di tutte le religioni diretti
nei numerosi luoghi sacri della zona. Progressivamente ridotto per
il prelevamento di acque del Giordano fattone sia da Giordani che da
Israeliani, il Mar Morto e la zona circostante presentano panorami di
grande fascino. Nei pressi della riva giordana, sormontata da montagne
calcaree di color aragosta, si trovano suggestive località: l’oasi di
“Ain al-Zara” alimentata da oltre quaranta sorgenti calde, la grotta
di Lot, dove quest’ultimo si sarebbe rifugiato dopo la distruzione di
Sodoma e Gomorra e la necropoli di Bab ad-Dhra, la più importante
del Medio Oriente. Nuotare nelle sue acque è un’esperienza unica
poiché l’elevata salinità, circa tre volte quella di un qualsiasi mare,
impedisce di andare a fondo.
MADABA
Chiamata la “città dei mosaici” per la grande quantità di reperti che
custodisce, Madaba, a 30 km da Amman sulla famosa “Via dei Re”,
ha goduto di un lungo periodo di prosperità a partire dal XIII sec a.C.,
età cui risalgono le prime menzioni della città. Colpita da un devastante
terremoto nell’VIII secolo d.C., scomparve progressivamente dalle mappe per essere riportata alla luce solo alla fine del XIX secolo.
Il mosaico più celebre è la “Mappa di Palestina” nella chiesa ortodossa
di San Giorgio, costruita nel 1896 sulle fondamenta di un’antica chiesa
bizantina del V secolo. Databile attorno al VI secolo d.C., la “Mappa di
Palestina”, con la sua rappresentazione delle 150 località abitate dalle
12 tribù d’Israele, è un suggestivo esempio di geografia biblica e ha
anche permesso agli studiosi di individuare siti e località fino ad allora
ignorate. Fra i tanti luoghi di interesse della città, il Palazzo Burnt,
antica residenza bizantina, la Chiesa dei Martiri, la Chiesa della Vergine
Maria e la Chiesa degli Apostoli, tutte ricche di mosaici.
PELLA E UMM-QAIS
I primi a darle un nome accertato furono i
Cananei che la chiamarono Pihilu - diventato
Pella nel periodo romano e bizantino - ma
la località era abitata da tempi molto più
antichi che risalgono addirittura a 17.000
anni fa. Oggi Fahl, il nome attuale della città a un centinaio di chilometri
a Nord-Ovest di Amman, è il principale sito della Valle del
Giordano e uno dei più importanti di tutta la Giordania, anche se i
numerosi scavi in corso permettono di visitarne solo una parte limitata.
La maggior parte delle strutture visibili risale al periodo romano,
bizantino e islamico, ma sono stati effettuati ritrovamenti che portano
fino al periodo paleolitico. Fra i più significativi, la chiesa occidentale
risalente al VI secolo e la chiesa orientale del V secolo, i bagni di età
romana e quella che doveva essere probabilmente la cattedrale della
città, del IV secolo. Situata in una splendida posizione sopra la Valle
del Giordano e il Lago di Tiberiade, appartenente come Jerash e Pella
alla Lega delle Decapoli, l’antica Gadara, oggi Umm Qais, fu probabilmente
fondata in età ellenistica. Sede di una celebre scuola di filosofia,
poesia e musica, era nota per la sua ricchezza e la sua vivace vita
culturale e artistica come testimoniano i due grandi teatri e le terme.
KERAK
Il coraggio, e in verità anche la ferocia, di Rinaldo De Chatillon e dei
suoi soldati non riuscirono a piegare la determinazione di Saladino,
che nel 1187, dopo un assedio durato otto mesi, riuscì ad espugnare
una fortezza apparentemente
imprendibile come quella di
Kerak. Anche se il nome di
Kerak è in gran parte legato
a questa fortezza, la città ha
una storia molto più antica
che parte dall’età del Ferro,
quando era capitale del regno moabita. Oggi è una cittadina dedita
soprattutto ai commerci e nelle sue botteghe è possibile trovare merci
di ogni genere. Di grande fascino la fortezza, con le mura possenti che
ben giustificano la sua fama di imprendibilità, le lunghe gallerie dai
soffitti di pietra e le grandi stanze e sale a volta.
WADI RUM
Nonostante il paesaggio faccia pensare a un posto assolutamente
ignorato dagli uomini, questa spettrale distesa di rocce e di sabbia dai
colori mutevoli, per la sua posizione strategica fra Arabia ed Egitto, è stato percorso da popolazioni che vivevano di intensi traffici commerciali
e che hanno lasciato un po’ ovunque i loro segni. Migliaia di
iscrizioni sulle pareti rocciose risalenti a tremila anni fa che indicano
pozzi d’acqua e percorsi, le dighe, le cisterne e i luoghi di culto
lasciati dai Nabatei nel III e IV secolo d.C., sono fra le tante tracce di
attività e di vita in un luogo che ne sembra la negazione. Teatro delle
mitiche imprese di Lawrence d’Arabia, il deserto del Wadi Rum lascia
un segno indelebile nel visitatore.
AQABA
Soleggiata, orlata di palme, lambita dalle acque del golfo omonimo,
rinfrescata dalla brezza proveniente da Nord e circondata da montagne
che cambiano colore con il trascorrere delle ore, Aqaba offre inverni
miti e attrezzature per tutti gli sport acquatici, dalla pesca allo sci d’acqua
al wind-surf. Anche senza essere dei sub. Bastano una maschera
ed un boccaglio per ammirare le innumerevoli specie di coralli e di
pesci. Ricca di testimonianze degli insediamenti che si sono succeduti
in almeno 5.500 anni per la sua posizione strategica fra le rotte terrestri
e marine di Asia, Africa ed Europa, oggi Aqaba è uno dei più importanti
porti commerciali dell’area con un intenso traffico marittimo, testimoniato
dalla costante presenza di navi nella baia antistante.
PETRA
Luogo splendido, misterioso e sempre entusiasmante, dichiarato
dall’UNESCO “patrimonio universale dell’umanità”, Petra è meta
incessante di visitatori, esperti come semplici curiosi. Costruita probabilmente
intorno al III secolo a.C., fu capitale dei Nabatei, una
popolazione di ricchissimi commercianti vissuta fra il I secolo a.C.
e il IV d.C.. Dopo il suo massimo splendore nel I secolo d.C., Petra
cadde progressivamente in declino nel periodo islamico mantenendo
per un certo periodo il suo ruolo di centro carovaniero. Individuate
nel 1812 da Burkhardt, le rovine della città furono portate alla luce
a partire dal 1924. Protetta per secoli da una catena montuosa difficilmente
penetrabile, accessibile soltanto attraverso una fessura fra
le montagne nota come il Siq, Petra stupisce per la perfezione tecnica
con cui i Nabatei scavarono la roccia risolvendo anche il problema
dell’approvvigionamento dell’acqua e offre una quantità straordinaria
di monumenti. Fra questi, il Tesoro, in arabo al-Kazne, così chiamato
dai beduini che credevano che l’urna posta sull’imponente facciata,
larga 30 metri e alta 43, contenesse i tesori di un faraone, il Sacrificio
o al-Mazbah, un santuario all’aperto su un’altura di 1.035 metri una
visione spettacolare sul resto della città e di cui resta l’ara sacrificale,
il Monastero, o ad-Deir, il monumento più maestoso di Petra con una
facciata monumentale e un portone di 8 metri.
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