Mappa India

India

Alla scoperta del Sesto Continente

Immergete i vostri sensi in una delle più incredibili e più stimolanti esperienze di viaggio: l’India e i suoi intriganti misteri, il suo fascino irresistibile, il suo dolce e languido ritmo, la sua storia e le sue tradizioni. Un paese senza mezze misure, che come nessun altro saprà avvolgervi, conquistarvi e “convertirvi” alla sua filosofia. Allontanandosi un po' dalla frenesia di Mumbay e Nuova Delhi, sentirete nelle strade la fragranza del legno di sandalo e dei gelsomini, ammirerete i picchi dell’Himalaya e le infinite spiagge di Goa e della costa meridionale, gli atolli corallini e le backwaters del Kerala, i fiumi, i villaggi e le foreste tropicali, il magico Rajastan. Ovunque sarete accolti dalla dolce parola “Namaste”, il saluto pronunciato a mani giunte e a capo chino che esprime il grande senso di ospitalità che troverete in tutto il paese. Basterà solo lasciarsi un po’ andare, per accorgersi di come gli splendori e le suggestioni dell’India non hanno mai fine.

Perché andare in India

  • Il Rajastan e i suoi colori magici
  • Le spiagge di Goa, rifugio storico degli hippy
  • La maestosità del Taj Mahal
  • Una sontuosa cena originale indiana, fatta di profumi e sapori intensi e magici
  • Il Gange e il suo corso maestoso
  • Varanasi, la città eterna e i suoi “ghat” lungo il fiume
  • Le nevi perenni dell’Himalaya 
  • I giardini del Ladak

“Tutti i pensieri ed azioni sono governati da questo punto e il contrassegno colorato simbolizza la ricerca per l’apertura del terzo occhio”
Il kumkum è il caratteristico piccolo cerchio rosso o marrone disegnato sulla fronte delle donne indiane, simbolo di buon auspicio, benedizione e rispetto. Le sue origini risalgono a pratiche rituali e religiose vecchie di 5.000 anni ed è citato in numerosi testi religiosi, scritture, miti e racconti epici (Puranas, Lalitha Sahasranamam, Soundarya Lahhari per citarne alcuni). Il kumkum non è altro che polvere di curcuma tritata ed impastata con succo di lime o limone: la polvere, dapprima gialla o arancione, assume così una colorazione rosso vermiglio. Il colore rosso rappresenta la Dea Shakthi e alcuni credono che richiami l'atavica pratica di offrire sacrifici di sangue per propiziarsi gli dei, in particolare proprio la Dea Shakthi. Con il tempo la pratica dei sacrifici è stata eliminata ed ora agli Dei vengono offerti doni, ma il colore è rimasto. La posizione del kumkum sulla fronte fra le sopracciglia è significativa: quest'area, che si dice sia la sede della saggezza latente, è conosciuta come "Agna", o "il sesto Chakra", che significa saggezza segreta, controllo e concentrazione. Secondo la tradizione tantrica, l'energia latente (Kundalini) che sta alla base della spina dorsale, durante la meditazione risale al punto di sahasrara (il 7° chakra) situato nella testa o nel cervello. L' Agna Chakra è probabilmente il punto di uscita di questa potente energia. Nei tempi passati il kumkum funzionava anche come una sorta di codice: non era portato nelle famiglie in lutto o dalle vedove, le quali per indicare il loro stato, talvolta usavano solamente la polvere gialla. Ecco perché, erroneamente, si crede che il kumkum sia portato solo dalle donne sposate e prova ne è il fatto che anche le ragazze e gli uomini lo ricevono, questi ultimi specificamente durante le cerimonie religiose oppure come segno di intelligenza spirituale. Oggi il kumkum è stato ampiamente rimpiazzato da un piccolo adesivo di feltro, di molto più semplice ed immediato uso. Realizzato in svariati colori e forme e in una varietà di dimensioni, è diventato un accessorio di moda e indossato come un gioiello: alcuni kumkum sono delle vere creazioni artistiche, in oro o argento, incrostati di brillantini e pietre colorate.

"Terra di grandi epopee ed affascinanti leggende, eroiche e romantiche"
Il Rajasthan è la terra dei maharaja, icone orientali di un incredibile sfarzo e ricchezza. Tra tutti gli stati indiani, è quello che meglio rappresenta l'immagine classica e fantastica dell'India: uomini baffuti con colorati turbanti, donne avvolte in colorati tessuti ricamati con fili di seta; piccoli villaggi di case dipinte nel deserto; grandi e lussuose regge di principi. Città dal fascino magico costellano questo paese unico, prima tra tutte Jaipur, la "città rosa". Nel 1863 il maharaja fece dipingere tutta la città di rosa, colore dell'ospitalità, per accogliere il futuro Re d'Inghilterra Edoardo VII. Da allora, ogni tre anni, la città vecchia viene ridipinta di rosa e nessun altro colore è contemplato all'interno delle mura di cinta. Rosa è anche il singolare Hava-Mahal ("Il palazzo dei venti"), fatto costruire dal Maharaja Pratap Singh nel 1799 per permettere alle donne dell'harem di assistere alla vita cittadina, attraverso un'ampia facciata traforata, senza essere viste. Il volto mistico del Rajasthan è invece Puskar, la "città bianca", sorta attorno al lago creato dal Dio Brama lasciando cadere un petalo di fiore di loto sul terreno e circondato dai ghat, le gradinate dove i pellegrini compiono le abluzioni, gli asceti meditano, gli indovini predicano il futuro, i bramini impartiscono benedizioni e le mucche, animali sacri, vagano ovunque. Udaipur, fantastica e leggendaria, è considerata la città più romantica e raffinata dell'India; passeggiando tra le sue vie e ammirando i suoi magnifici palazzi che si riflettono, maestosi, sul Lago Pichola, si ha l'impressione di entrare nel mondo incantato delle fiabe d'Oriente. L'edificio più imponente è il City Palace, la più vasta reggia dello stato, che si specchia nel lago. Ampliato più volte da diversi sovrani, oggi è un complesso di palazzi ornati da balconi e sormontati da cupole a testimonianza della magnificenza dello stile di vita degli antichi maharaja. Jodhpur, la "città blu", per la tipica colorazione blu delle case, è la porta d'accesso che conduce al mondo magico del deserto, tra le cui dune di sabbia rossa si stagliano le mura di Jaisalmer, la "città d'oro", tappa obbligata sulle vie delle spezie e della seta che, per secoli, ha rappresentato un miraggio per i mercanti arabi ed europei.

"Un viaggio nella più antica spiritualità nei territori del Kashmir e del Ladakh, del Nepal e del Bhutan"
Tra le montagne dell'Himalaya, "il luogo dalle nevi perenni", dove l'uomo è più vicino al cielo, si trova il Nepal, la "terra degli dei", un angolo fuori dal tempo in cui il verde delle risaie e il rosso delle case crea un'atmosfera magica e la valle di Kathmandu accoglie il visitatore con un abbraccio caldo. Un paradiso dove il profumo delle spezie si confonde con quello della terra e della pioggia che fa risaltare i colori vibranti degli abiti, dei fiori, dei tetti dorati dei templi. Poco lontano il tempo sembra essersi fermato nel piccolo stato del Bhutan chiamato Druk Tsendhen "terra del drago e del tuono" dai suoi abitanti: la tradizione vuole infatti che il tuono sia il ruggito dei draghi cinesi, la creatura che decora anche la bandiera nazionale. Shrinagar, capitale del Kashmir, regala scorci suggestivi per l'intrecciarsi di strade e piazzette che si sviluppano lungo il fiume Jhelum e il lago Dal dove i giardini fluttuanti moghul, grande passione degli antichi imperatori, offrono la possibilità di attraversare distese di ninfee e fiori di loto a bordo di una caratteristica imbarcazione shikara. Nel Ladakh, cuore della spiritualità buddista, si va a cercare sé stessi, per lasciarsi pervadere dal suono, dalla luce e dal tempo, per ascoltare il melanconico salmodiare dei monaci al crepuscolo. A Leh si arriva dopo un percorso in alta quota accompagnati dalla visione delle vette himalayane, un viaggio meraviglioso pervaso da un silenzio irreale interrotto dalle nenie profonde delle puje, le preghiere buddiste, intonate dai monaci.

“Ai margini delle grandi invasioni del passato rappresenta il volto più autentico dell’India”
Il sud rappresenta la parte più autentica dell'India. Rimasto infatti relativamente ai margini delle grandi invasioni di greci, mongoli, musulmani, inglesi ha potuto conservare e sviluppare le sue affascinanti caratteristiche paesaggistiche, culturali e storiche. Situato nell'estremità sud occidentale dell'India, il Kerala, una stretta striscia di terra fra il mare arabo e il Gati occidentale, vanta una ricca tradizione di storia e cultura. Per le sue lunghe distese di bianche spiagge sabbiose, le sue acque pulite, le abbondanti palme di cocco e i bellissimi fiori tropicali, il Kerala è un vero paradiso. Subito alle spalle della linea costiera il paesaggio è costituito da un intricato dedalo di corsi d'acqua e laghi, identificato con il termine di "backwaters". Il Kerala è anche un paese di forti tradizioni culturali, forse l'unico luogo al mondo dove l'Ayurveda è praticata con assoluta autenticità e dedizione. Questo antico sistema olistico, affidabile e validato dal tempo, è un metodo naturale per ottenere salute e longevità grazie a massaggi con olii, bagni medicamentosi, diete di erbe e meditazione. Il Kerala è il volto di un'India dove il passato coloniale, le culture e le tradizioni che provengono dall'Europa e dal Medio Oriente ben si sono fuse con quelle locali; di un'India verde, rigogliosa e profumata come i parchi naturali, le piantagioni di spezie rare e le coltivazioni del tè; di un'India da assaporare con tranquillità tra la folla dei fedeli e nella quiete dei villaggi. Altra affascinante regione è la terra dei Tamil, un popolo gentile e cordiale, famoso in tutta l'India per le capacità matematiche e scientifiche. Il Tamil Nadu possiede una delle culture più antiche e complesse del mondo, ed una delle caratteristiche dell'India meridionale è proprio la "continuità culturale" consentita dal fatto che i musulmani e moghul che invasero il nord non arrivarono a disturbare i regni dravidici del sud e quindi l'architettura e l'arte originarie indù poterono essere perfettamente preservate dalle dinastie che si succedettero nel tempo. Da sempre i Tamil si sono dedicati alla religione, esprimendo il loro fervore nell'arte. Nel Tamil Nadu i templi furono eretti come atto di fede ed arricchiti dall'opera di valenti artigiani. C'era, è vero, il mecenatismo dei sovrani, ma essenziale era l'abilità degli scultori e degli intagliatori, che eccelsero nella loro professione, lasciando ai secoli futuri una ricca eredità artistica.

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